Amarcord
Carattere

Da quando mi interesso di motociclette cioè da oltre 20 primavere, di sportive belle e performanti ne ho viste parecchie, di queste però ben poche si sono fissate in modo indelebile nella memoria della collettività.

Ho pensato quindi di raccogliere in questo articolo le moto che in un certo senso hanno rivoluzionato il motociclismo per le soluzioni tecniche ed estetiche innovative e che ancora oggi, a distanza di oltre 20 anni, fanno battere il cuore agli appassionati giovani e meno giovani.

Spinti da motori bicilindrici, tricilindrici o quadricilindrici, i "ferri" di cui vi parlo sono così affascinanti da essere considerati unanimemente delle vere e proprie opere d'arte meccaniche, meritevoli di figurare nei più rinomati musei mondiali o nel salotto di casa del più infervorato collezionista.

Vi confesso che se avessi la possibilità di metterne almeno una nel mio di salotto, non ci penserei mezza volta, ma oltre alla consueta questione finanziaria, il rischio di essere sfrattato all'istante è troppo alto pertanto continuerò rassegnatamente il mio modesto ruolo di sognatore.

DUCATI 916

Da subito considerata la moto più bella di tutti i tempi, la Ducati 916 è certamente un capolavoro a due ruote, nata dall'estro del designer italiano Massimo Tamburini. Esteticamente e meccanicamente innovativa grazie a soluzioni stilistiche e tecniche mai viste prima su una moto di serie, come il doppio scarico sottosella e l'angolo di sterzo regolabile per variare l'avancorsa dunque il comportamento di questa purosangue bolognese.

Il carattere scorbutico rendeva la 916 più indicata ai piloti con una certa esperienza ed offriva il massimo delle prestazioni nella guida di corpo; tutti ricorderete lo stile tanto aggressivo quanto efficace del carismatico "King" Carl Fogarty vincitore di ben quattro campionati del mondo Superbike, in sella alla rossa di Borgo Panigale.

Dal 1994 al 1998 periodo in cui la 916 è stata prodotta, sono state realizzate diverse versioni come la 916 biposto, 916 SP, 916 Senna I, II e III e la 916 SPS mentre dal 1999 in poi sono subentrate le varie evoluzioni 996 e 998.

La Ducati 916 è una moto che ha un certo valore se ben conservata, oggi è possibile trovare numerosi esemplari usati a prezzi variabili in funzione del chilometraggio e dello stato in cui versano. E' una moto delicata e richiede una certa cura e manutenzione.

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MV AGUSTA F4 750

Figlia dello stesso padre della Ducati 916, la MV Agusta F4 750 è considerata il simbolo della rinascita di uno dei marchi più vittoriosi della storia del motociclismo. Prodotta a partire dal 1998 nella prima speciale versione denominata F4750 Serie Oro realizzata in soli 300 esemplari, assemblati a mano, sfoggiava parti in magnesio fusi in sabbia e carbonio.

Soluzioni tecniche interessanti per il propulsore 750 a quattro cilindri in linea, come le valvole radiali, il cambio estraibile come sulle moto da corsa e la catena di distribuzione in posizione centrale. 

La ciclistica invece vantava, per la prima volta su una sportiva stradale, l'impiego di una solida forcella a steli rovesciati con diametro da ben 50mm. La MV Agusta 750 non si è distinta in termini di prestazioni rispetto alla concorrenza, ma è considerata a tutt'oggi al pari della Ducati 916, una fra le moto più bella del mondo, grazie ad un design unico caratterizzato da elementi distintivi che ne hanno decretato unanimemente il successo.

Il cupolino proteso in avanti ripreso da quello della Cagiva F4 500, il monolitico forcellone monobraccio, la carenatura avvolgente e il codino con i quattro terminali a canne d'organo proiettano di diritto la F4 nell'elite delle opere d'arte a due ruote.

L'MV Agusta F4 750 fu prodotta fino al 2006 nelle versioni S, S 1 + 1, Senna ed SPR. Nel 2003 fu affiancata dalla versione 1000cc oggi ancora in listino.

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BIMOTA TESI 1D

Considerata una un'autentica pietra miliare, per aver introdotto un concetto inedito di ciclistica su una moto sportiva destinata all'uso stradale, la Bimota Tesi 1D è nata nei primi anni ottanta grazie all’impegno di Roberto Ugolini e Pier Luigi Marconi, all’epoca studenti tesisti.

I due, riprendendo nella loro tesi di laurea alcune idee dell’ingegnere inglese Joe Difazio, svilupparono una soluzione per l’avantreno in grado di soppiantare la tradizionale forcella motociclistica, superandone i limiti ovvero separando completamente la funzione sterzante da quella ammortizzante.

Nacque così la particolare ciclistica della Tesi 1D, la quale era costituita da due forcelloni collegati da un telaio a Omega. Il mozzo ruota anteriore era collegato, attraverso una serie di aste e rinvii, a un perno di sterzo collocato sul lato sinistro della motocicletta e vincolato al telaio mentre, un'ulteriore asta di rinvio, lo collegava ai semimanubri. La funzione ammortizzante era assolta da un monoammortizzatore posto sul lato sinistro della moto, ancorato di testa al telaio in posizione quasi orizzontale, mentre il piede dello stesso era collegato al forcellone attraverso un leveraggio a sua volta dotato di puntone le la regolazione dell'altezza.

Tutto il sistema permetteva di annullare l’affondamento dell'avantreno in frenata e di aumentare notevolmente la stabilità generale del mezzo.

La moto nella prima versione era spinta da un bicilindrico da 851 cc a V di 90° di produzione Ducati. Alla Tesi 1D SR commercializzata a partire dal 1990 succedettero le evoluzioni ES, EF, 2D (2006) e 3D (2007). Le Tesi sono delle motociclette molto rare da trovare nel mercato dell'usato, i prezzi del nuovo molto elevati, collocavano questo bellissimo oggetto ad un ruolo di nicchia che pochi facoltosi potevano permettersi.foto-bimota-tesi-1d

BENELLI TORNADO TRE 900

E' la moto del rientro di Benelli nell'universo del motociclismo. Alla presentazione fu definita un'opera coraggiosa per i numerosi spunti tecnici mai visti prima di allora, come il radiatore posizionato sotto il codino la cui vista posteriore, caratterizzata dalle due grosse prese d'aria che accoglievano le ventole di raffreddamento, le conferiva una forte personalità. Questa soluzione aveva permesso ai tecnici di ottenere una sezione frontale contenuta e di limitare le aperture laterali a tutto vantaggio dell'aerodinamica del mezzo.

Benelli Tornado tre 900 era spinta da un compatto motore a tre cilindri in linea da 140 CV, l'unico a quel tempo ad equipaggiare una moto sportiva. Il telaio aveva una inedita struttura mista in tubi al cromo molibdeno che si andavano ad unire ad elementi scatolati attraverso l'uso di viti e colla, un sistema di derivazione aeronautica.

La moto è stata prodotta a partire dal 2002 e fino al 2006 anno in cui è subentrata la versione 1130. Fra le versioni prodotte la rara L.E. e la RS. Numerosi gli esemplari usati reperibili in buone condizioni e a prezzi abbordabili.

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HONDA VFR 750 R RC30

Presentata al salone di Londra nel 1987, la Honda VFR750R denominata "RC30", precorritrice del concetto di moto da corsa con targa e fanali venne realizzata al fine di ottenere l'omologazione per partecipare al nascente Campionato del Mondo Superbike.

Prodotta direttamente da Honda HRC, partendo dal prototipo RVF 750cc usato in gara sino al 1985, la moto era spinta da un compattissimo motore 4 cilindri a V di 90° in grado di sviluppare la potenza massima di circa 97CV.

Questo propulsore dal sound esaltante era raffreddato a liquido, aveva distribuzione a 4 valvole per cilindro con comando a cascata di ingranaggi, bielle in titanio, pistoni con sole 2 fasce elastiche e frizione antisaltellamento.

Il telaio a doppio trave era realizzato in leggero alluminio, così come il reggisella e il bellissimo forcellone monobraccio Pro-Arm. La forcella da 43 mm e il monoammortizzatore erano completamente regolabili, mentre i freni anteriori, potentissimi per quel periodo riuscivano ad arrestare la RC30 dai 140 km/h in soli 68 m, grazie all'impiego di due dischi flottanti da 310 mm con pinze a 4 pistoncini e al peso complessivo di soli 197 kg.

La moto fu prodotta in soli 2.500 esemplari venduti a circa 21 milioni di lire cadauno, difficile da reperire oggi, in quanto si tratta di una moto rara e proprio per questo motivo le quotazioni sono mediamente alte.

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YAMAHA YZF-R1 1998

Con l'arrivo nel 1998, della YZF-R1, Yamaha spostò l'asticella delle prestazioni decisamente in alto, lasciando notevolmente indietro la concorrenza.

Una moto senza compromessi, derivata dalle competizioni e in grado di offrire tutto ciò che un motociclista sportivo potesse desiderare : estetica, accelerazione, velocità e reattività. Il motore quattro cilindri in linea 20 valvole da 998 cc, era in grado di erogare una potenza da primato per una moto di serie, 150CV, ben 15 in più della migliore concorrenza.

L'erogazione era resa particolarmente corposa anche ai medi regimi grazie all'impiego della valvola EXUP allo scarico.

La bontà dei risultati era il frutto di un certosino lavoro di progettazione che vedeva al centro delle attenzioni, il propulsore giapponese dove l’albero motore e i due alberi del cambio non erano allineati in orizzontale, ma ruotati su tre assi diversi.

Questa soluzione progettuale riduceva notevolmente gli ingombri del motore, quindi permetteva l'impiego di un forcellone posteriore più lungo pur mantenendo l'interasse della moto contenuto a tutto vantaggio della trazione e della maneggevolezza del mezzo nei cambi di direzione.

La YZF-R1 1998 è ancora oggi, a distanza di 17 anni, particolarmente ricercata dagli appassionati. Gli esemplari migliori, in special modo nella colorazione bianco/rosso tengono bene il valore.

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