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Se avete vissuto i vostri 16 anni a cavallo fra gli anni 80 e 90, probabilmente siete stati fra i fortunati possessori di una delle indimenticabili 125 stradali.

Piccoli missili a due ruote, privi di amenicoli elettronici, spinti da performanti monocilindrici 2 tempi alimentati a carburatore, con tanto di valvola parzializzatrice allo scarico.

Smoderati nei costi di manutenzione ma estremamente emozionanti da guidare, con quel sound acuto ed esaltante, accompagnato dal poderoso "calcio in culo" al varcare la soglia degli 8.000 giri e quell'odore di miscela bruciata, un mix di elementi che riportavano la mente alle epiche contese, consumate dai beniamini nazionali impegnati nel Motomondiale.

Sensazioni difficili da rivivere oggi sulle 125 moderne, ridotte a freddi mezzi di locomozione da quel tetto massimo di potenza fissato a 11 kW, nonchè dalle restrittive leggi antinquinamento che hanno determinato l'estinzione del motore 2 tempi e di un segmento trainante per tutto l'indotto.

Con le motociclette più performanti del mercato, l'Italia è stata un punto di riferimento in Europa con Aprilia, Cagiva e Gilera, seguita poi dal Giappone con Honda e Yamaha. Vediamo attraverso quali modelli le suddette azienda hanno conquistato il cuore dei sedicenni degli anni 80 e 90, me compreso.

APRILIA

Aprilia iniziò a sfornare le prime 125 nel 1982. ST ed STX furono i primi modelli, poi nel 1985 arrivò la ASR dotata del nuovo motore Rotax con valvola Rave allo scarico, accreditato di 26 CV.

Il 1987 fu l'anno della sportivissima AF1 125 Progect 108, con forcellone monobraccio stile Honda RC 30, disco anteriore da 260 mm Brembo e posteriore da 240 mm. Un anno dopo, la piccola ottavo di litro, guadagnò un nuovo cupolino caratterizzato da un grintoso gruppo ottico sdoppiato e da due prese d'aria, l'unghia monoposto e la colorazione Replica Reggiani.

Qualche mese dopo arrivò la seconda serie della AF1 denominata Sintesi, ancora più bella ! Telaio a doppio trave, sospensione posteriore progressiva, forcella a steli rovesciati da 38 mm all'anteriore, cerchi da 17 pollici che calzavano pneumatici 100/80 all'anteriore e 130/70 al posteriore. La frenata era assicurata dal generoso disco anteriore da 320 mm con pinza a 4 pistoncini.

Con quasi 30 CV a 10.300 giri, il nuovo motore Rotax 123 dotato di valvola parzializzatrice Rave 2, lanciava la Sintesi a 165 km/h.

Nel 1990 fu presentata la terza serie con la prima versione chiamata Futura, seguita nel 1991 dalla AF1 125 Replica e nel 1992 l'ultima, la Futura Sport Pro 125.Aprilia AF1 125 Futura 1990

Tuttavia il 1992 fu anche l'anno della fortunata RS 125 "prima serie" denominata Extrema a cui subentrò la seconda serie nel 1995. La piccola race replica, erede della AF1, vantava prestazioni al top.

Il motore era il famigerato Rotax 123, perfezionato poi con l'adozione di una testa differente che ne aumentava il rapporto di compressione. La moto era in grado di erogare 34 CV e di superare i 170 km/h. Anche la ciclistica era ai massimi livelli con il robusto telaio a doppio trave in alluminio sovradimensionato e con la solida forcella a steli rovesciati.

Nel 1995 il primo aggiornamento sostanziale con l'adozione di sovrastrutture ridisegnate, dell'inedito motore Rotax 122 e di un nuovo impianto elettrico. L'impianto frenante era interamente fornito da Grimeca.

Parallelamente alla versione normale, Aprilia nell'ottica di proprorre una moto pronto corsa agli aspiranti piloti, mise in commercio la versione SP, dotata di forcella regolabile, carter migliorato e scarico differente.

Il carburatore fu ridotto da 34 mm a 28 mm per rientrare nelle specifiche del regolamento Sport Production, fu adottato un cilindro differente, una nuova accensione, cerchi più leggeri (forniti dalla Marchesini) e gomme a sezione ridotta.

Numerose le grafiche "replica edition" proposte da Aprilia nel corso degli anni, fra le più belle vanno mensionate la Chersterfield, la Tetsuya Harada e la Valentino Rossi Replica.

GILERA

In una carrellata dei modelli più significativi non può certo mancare la Gilera RV125. Presentata al Salone di Milano nel 1983 e commercializzata a maggio dell'84, la RV fu una moto particolarmente rivoluzionaria per l'epoca, con il suo motore ad ammissione lamellare, raffreddato a liquido, dotato di contralbero di smorzamento delle vibrazioni, cambio a 6 marce, 19 CV e una velocità massima di oltre 130 km/h. Così ben fatta che neanche Laverda riuscì a rubarle la scena per ben due volte con i modelli LV1 e GS Lesmo.

Tuttavia la crescita della concorrenza imponeva una evoluzione del mezzo, così nel 1986 arrivò la Gilera KZ, una semicarenata disegnata da Luciano Marabese accreditata di 24 CV, affiancata poi dalla KK la quale differiva per la presenza della carenatura avvolgente.

Nel 1988 fu la volta della meravigliosa Gilera MX-1, la quale con 28 CV e quasi 160 km/h di velocità massima, conquistò il titolo provvisorio di 125 più performante sul mercato. Il telaio era di tipo Deltabox in acciaio (la struttura era simile a quella dei telai utilizzati sulle moto del Motomondiale classe 500), l'impianto frenante vantava un disco anteriore da 260 mm e pinza a 4 pistoncini differenziati, erano alcuni dei punti di forza della piccola sportiva.

La MX-1 aveva il serbatoio della benzina posto al di sotto del motore. Il vantaggio di questa soluzione tecnica, fu quello di abbassare il baricentro, aumentando così l'agilità del mezzo. Nello spazio rimasto all'interno del finto serbatoio fu ricavato un comodo vano portacasco.

Appena un anno dopo, apparve sul mercato la Gilera SP01, che si presentava con un design tipico delle moto da Gran Premio, con il serbatorio munito di sfiato per i vapori della benzina e di due bocchettoni per il rabbocco del carburante e dell'olio. La SP01 era equipaggiata con un motore da 29 CV capace di spingerla alla velocità pazzesca di 168 km/h.

Il filone delle 125 estreme era ormai avviato e nel 1990, al Salone di Milano, fu presentata l'originale CX 125, commercializzata l'anno successivo e sino al 1993. Design atipico ed innovativo per il periodo in cui fu prodotta, il nome era un chiaro riferimento al coefficiente di resistenza aerodinamica, particolarmente basso per questa moto, in grado così di avvicinare in velocità le moto più performanti pur mancando di qualche cavallo.

La CX era dotata di una carenatura molto avvolgente e protesa in avanti, frecce integrate sugli specchietti retrovisori, codino snello e affusolato, telaio di tipo "Twin box" ed un'esclusiva forcella monobraccio, studiata e prodotta appositamente dalla Paioli.

Completavano la particolarità di questo modello le belle ruote quasi lenticolari, il forcellone monobraccio e la completissima strumentazione di tipo automobilistico. Purtroppo la CX 125 non ebbe il successo meritato, furono pochi gli esemplari venduti. Proprio per tale motivo questa moto oggi è molto ambita dai collezionisti ed i pochi esemplari ben conservati hanno un valore elevato.Gilera CX 125 1991

CAGIVA

Le 125 più famose, prodotte dal gruppo di Giovanni Castiglioni, sono la Cagiva Freccia e la Mito. La prima disegnata da Massimo Tamburini, progettista della Ducati Paso cui lo stesso si ispirò, entrò in commercio nel 1987 con la sigla "C9".  Freccia 125 era dotata di un inedito telaio in tubi quadri d’acciaio, parafango avvolgente che ne migliorava le prestazioni aerodinamiche, scarico alto, valvola parzializzatrice C.T.S. e circa 25 cavalli che riuscivano a lanciarla a 155 km/h.

La successiva C10R fu dotata di scarico basso e di alcune migliorie alla parte termica del motore che le permettevano di superare i 160 km/h. Nel 1989 arrivò la C12 R (terza versione), la cui novità principale era il cambio a 7 marce.Cagiva Freccia 125 C10 R

Il 1990 fu l'anno della Mito, dapprima presentata in una strana versione naked (esteticamente poco convincente), poi carenata a partire dal 1991. Nel 1992 ci fu il primo aggiornamento e divenne Mito II, migliorata nella ciclistica, con l'adozione di una forcella a steli rovesciati da 40 mm, una nuova pinza freno anteriore a quattro pistoncini ed una pompa freno Brembo maggiorata.

Venne rivisto anche il motore per rendere l'erogazione più fluida.

Nel 1994 fu presentata la Mito EV (Evolution), bellissima, in quanto si rifaceva al design proposto per la Ducati 916, ma aldilà delle novità estetiche, fu migliorata la ciclistica adottando un ammortizzatore di sterzo, mentre airbox ed espansione furono ridisegnati, quindi ottimizzati. Venne inoltre adottato un carburatore Mikuni da 35 mm in luogo del Dell'Orto da 28 mm.

HONDA

La prima 125 performante dell'azienda nipponica fu la NS 125 F, arrivata nel 1985. La moto piacque subito al pubblico, per via di elementi estetici, come il piccolo cupolino protettivo ed il puntale, che ne caratterizzavano il design. La struttura del telaio era di tipo a doppia culla in tubi quadri d'acciaio ed ospitava il motore raffreddato a liquido con ammissione lamellare, valvola allo scarico e cambio a 6 marce. La moto sviluppava circa 20 cavalli alla ruota e riusciva a raggiungere la velocità massima di circa 140 km/h.

Nell’88 fu la volta della più evoluta NSR 125 F, scarenata seguita poco dopo dalla versione carenata, la NSR 125 R, dotata di telaio a doppio trave pressofuso in alluminio denominato "Alcast frame", dal peso particolarmente contenuto. La struttura era costituita da due semigusci imbullonati fra loro.honda nsr 125 f 2 1990

Freni e sospensioni non erano ai livelli delle concorrenti più accreditate, tuttavia la piccola Hondina si faceva apprezzare per l'erogazione fluida e corposa, per la comodità e per la sua robustezza.

In termini prestazionali, il nuovo monocilindrico giapponese alimentato con un carburatore Dell’Orto PHBH 28, era in grado di erogare circa 31 CV a 10.500 giri/min. La  NSR era così in grado di raggiungere la velocità massima di circa 160 km/h (170 nella versione R).

YAMAHA

Anche Yamaha entrò nel segmento delle 125 stradali nel 1987. Il modello proposto era la TZR 125, la quale nella prima serie mancava di sportività rispetto alla concorrenza. Il motore era un monocilindrico raffreddato a liquido e valvola allo scarico YPVS (Yamaha Power Valve System).

Gli elementi penalizzanti, rispetto alla concorrenza erano la sella monopezzo, su un unico livello per passeggero e pilota, il freno anteriore di piccole dimensioni e le ruote da 16 pollici all'anteriore e da 18 pollici al posteriore che calzavano pneumatici 90/90 e 100/90. Il serbatoio aveva capacità di 12 litri.

La moto fu migliorata a partire dalla seconda serie (1990) denominata TZR 125 R. Nuovo telaio (più rigido), forcelle rovesciate e forcellone a banana per far posto ad una nuova espansione.

I cerchi diventarono da 17 pollici con pneumatici 110/70 all'anteriore e 150/70 al posteriore, mentre l'impianto frenante venne maggiorato così come il serbatoio che aumentò la sua capacità a 15 litri.Yamaha TZR 125 R 1993 Red Rocket

L'alimentazione del piccolo monocilindrico fu affidata ad un nuovo carburatore da 32 mm (28 mm per la versione SP). La potenza del motore passò da 26 a 33 CV.

Nella terza ed ultima serie prodotta dal 1994 al 2001, la moto guadagnò un nuovo nome (TZR 125 RR), aggiornamenti estetici e meccanici. Nuova la carenatura e le grafiche, nuovo impianto di scarico e cassa filtro aria, rapportatura finale accorciata e forcellone posteriore migliorato.

Le 125 stradali degli anni 80 e 90, con la loro anima, hanno prodotto un sostanzioso numero di appassionati delle due ruote. Sarebbe bello poter tornare in quegli anni dove bastava un 125 per sentirsi veri motociclisti !

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