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Di uomini che hanno rivoluzionato in modo significativo il mondo della moto ce ne sono ben pochi sul nostro pianeta, tre i nomi che regnano sovrani nella mente dei motociclisti : Soichiro Honda, Claudio Castiglioni e Massimo Tamburini.

Proprio al tecnico e designer riminese, recentemente scomparso, voglio dedicare questa pagina dove vi racconto della sua carriera, delle sue moto e dei successi professionali che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.

Massimo Tamburini nacque a Rimini il 28 novembre del 1943, già durante l'adolescenza scoprì una smisurata passione per la meccanica e per la tecnica, il suo desiderio era quello di studiare ingegneria ma essendo nato in una famiglia contadina i soldi non erano sufficienti per ottenere una istruzione universitaria, decise quindi di iscriversi all'istituto tecnico industriale, tuttavia gran parte delle sue conoscenze vanno attribuite alla sua costante attività da autodidatta.

ANNI 70 - L'ATTIVITA' IN BIMOTA

Nei primi anni settanta, Tamburini insieme ai due soci Valerio Bianchi e Giuseppe Morri, fondò la Bimota - il cui nome era costituito dall’unione delle prime due lettere dei tre cognomi. L’azienda si occupava della produzione di componenti industriali per il condizionamento d'aria.

Grande appassionato di motociclette fu proprio in quel periodo, all'età di 28 anni, che Massimo costruì la sua prima moto, si trattava di una special su base MV Agusta 600 Turismo 4C 6 che lo stesso sottopose a profondi interventi su ciclistica, meccanica ed estetica, migliorandola e rendendola del tutto simile alle moto portate in gara a quel tempo da Giacomo Agostini.

Nello stesso periodo le moto giapponesi cominciavano a dominare il mercato, mezzi molto potenti ma ciclisticamente poco maneggevoli, così Massimo durante la convalescenza in seguito ad una caduta sul circuito di Misano con la sua Honda 750 Four, decise di ripetere l'esperimento che l'anno prima aveva fatto sulla Turismo 4C 6, rimettendo in sesto la moto ma migliorandola con l'impiego di una nuova ciclistica da lui stesso progettata.

Anche questo secondo esperimento fu un grande successo, tanto da spingere Tamburini a convertire la Bimota in un’azienda per la produzione di motociclette sportive, dove il primo modello prodotto fu proprio la special nata dal secondo esperimento, battezzata con il nome di Bimota HB1 750 e prodotta in sole 10 unità. A questa seguirono tanti altri modelli come la SB2 750, le KB1 900 e 1000, la SB3 e ancora KB2 500, HB2 900, KB3, SB4, HB3 1100.

ANNI 80 - IL PASSAGGIO ALLA DUCATI

Nel 1985, dopo aver lasciato Bimota e dopo una breve esperienza come Direttore Tecnico nel Team Gallina, Massimo Tamburini venne ingaggiato da Claudio Castiglioni, proprietario del Gruppo Cagiva, imprenditore e grande appassionato di motociclette, il quale all’epoca stava per rilevare la Ducati con l'intento di rilanciare l'allora agonizzante azienda bolognese.

L'obbiettivo fu raggiunto grazie all'impegno di Massimo nel progettare le moto che avrebbero aperto la strada ad un grande futuro dell'azienda. La prima fu la Ducati Paso prodotta nelle cilindrate 750 e 900cc, presentata al Salone di Milano con l'ottimistico slogan "Il nostro passato ha un grande futuro".

Successivamente furono prodotte le tre moto vincitrici di numerosi campionati del mondo Superbike : la Ducati 851, la Ducati 888 e la Ducati 916. Quest’ultima fu una moto rivoluzionaria, un capolavoro considerato dagli appassionati il perfetto connubio fra design e funzionalità, caratterizzata da linee pulite, eleganti e al tempo stesso corsaiole nonchè da alcune soluzioni tecniche inedite, innovative a quel tempo, come i due terminali di scarico alloggiati sotto al codone che unitamente al forcellone monobraccio permettevano la rapida rimozione della ruota posteriore.Ducati 916

INNOVAZIONI TECNICHE

Ma Tamburini fu l’ideatore di tante altre soluzioni tecniche mai viste prima, come una sospensione posteriore a geometria variabile, il primo forcellone a boomerang, la prima moto di serie con il telaio perimetrale. Durante lo sviluppo dei suoi progetti numerosi furono inoltre i brevetti depositati per manubri e pedane regolabili, sterzo monolitico regolabile nell'angolo di sterzo, ammortizzatori di sterzo trasversali, sistemi rapidi di sgancio ecc.

ANNI 90 - IL RILANCIO DELLA MV AGUSTA

Nel 1991 Claudio Castiglioni al comando del gruppo Cagiva Motor acquisì la MV Agusta, storica azienda dal passato plurivittorioso con il grande Giacomo Agostini il cui impegno nel settore motociclistico fu interrotto nel 1976.

Tamburini e CastiglioniMassimo Tamburini fu il "capitano del progetto di rilancio" del marchio, attraverso la realizzazione di una moto dai connotati tipici : motore quattro cilindri in linea con valvole radiali, catena di distribuzione centrale e cambio estraibile.

Un propulsore progettato e costruito in italia che fu alloggiato in un telaio misto a traliccio di tubi e piastre laterali in alluminio. La F4 750 fu presentata nel 1998, caratterizzata da un design inedito in cui spiccavano le linee armoniche, lo scultureo forcellone monobraccio in alluminio e lo scarico sottosella a canne d'organo.

La prima versione, denominata F4 Serie Oro per via dell'uso abbondante di materiali pregiati come il magnesio, fu prodotta in soli 300 esemplari.

Nel 2001 privando la F4 della carenatura e progettando un faro dal look agressivo Tamburini diede vita alla naked Brutale.

RICONOSCIMENTI

Durante la sua carriera Massimo Tamburini fu investito di alcuni significativi riconoscimenti come il Sigismondo d’Oro ricevuto nel 2012 dal Comune di Rimini. Un premio che viene conferito ogni anno, a quei cittadini riminesi che hanno onorato, con la propria attività, la città di Rimini.

La Ducati 916 e l'MV Agusta F4, sono considerate due fra le moto più belle e desiderate di tutti i tempi, tanto che sono esposte al Museo Guggenheim di New York.

Nel 2005 la MV Agusta gli ha dedicato una edizione speciale della F4, chiamata Tamburini 1000, prodotta in soli 300 esemplari.

Definito nel 2010 da un noto quotidiano inglese "il Michelangelo delle moto", in un sondaggio di una rivista specializzata sui personaggi che hanno fatto la storia delle moto, Massimo Tamburini si è classificò al secondo posto dopo Soichiro Honda, il fondatore della multinazionale giapponese Honda, nonchè primo assoluto tra i progettisti.

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