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Natale amaro per la stragrande maggioranza degli Italiani quello appena trascorso, ma lo è ancor più per collezionisti, utilizzatori e soprattutto per i professionisti che bazzicano attorno al mondo delle auto e delle moto d'epoca.

Il motivo va cercato all'interno della legge di Stabilità 2015 presentata dal Governo Renzi, la quale fra i diversi emendamenti contiene l'abrogazione delle agevolazioni fiscali per i veicoli storici approvate nell'anno 2000 con la legge 342 (commi 2 e 3), agevolazioni in cui rientravano quei veicoli che avevano compiuto 20 anni dalla prima immatricolazione e che erano considerati di particolare interesse storico.

Da gennaio quindi, un veicolo auto o moto che sia, sarà considerato di interesse storico e potrà godere dei privilegi fiscali, solo se avrà compiuto 30 anni dalla prima immatricolazione.

La notizia, arrivata già qualche mese fa, ha scatenato in poco tempo un vespaio di polemiche fra gli appassionati e accesi interventi da parte delle associazioni direttamente coinvolte, ovvero FIM per le moto e ASI per le auto. Queste ultime in particolare hanno sottolineato come una manovra del genere sia inutile, in quanto porterebbe all'erario un’entrata di soli 7,5 milioni di euro, poca cosa in confronto all'emorragia di posti di lavoro che provocherebbe.

L'esecutivo intenzionato però a togliere dalla circolazione mezzi che di storico non hanno nulla, e che di fatto sono solo dei rottami circolanti, è rimasto sordo alle numerose esortazioni ed ha confermato quanto precedentemente annunciato.

Già enormemente tartassato dagli spropositati aumenti del costo delle assicurazioni e dei carburanti, il settore automotive viene ancora una volta pesantemente colpito, stavolta con la prospettiva che tantissimi mezzi attualmente circolanti, finiranno per essere rottamati e/o esportati all'estero con grosse perdite per riparatori, ricambisti, carrozzieri, elettrauti, restauratori ecc.

Insomma il solito ragionamento del "dare di qua, togliendo di la" che invece di risolvere i problemi dell'Italia, non fa altro che accrescerli prendendo in giro i cittadini. Eppure si parla ogni giorno di Jobs Act, riforma del lavoro o come accidenti si chiama !

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